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Roma, 1 – 2 giugno 1999
Ricostituzione del Padiglione e dello spettacolo di Le Corbusier /Varèse
Ideazione e progetto di Valerio Casali (architetto), Laura Bianchini, Michelangelo Lupone

Pome_Electronique

Nell’ambito di Musica Scienza 1999 “Parola versus Suono”
 
martedì 1, mercoledì 2 giugno 1999  ore 21 e ore 22
Giardini dell’ Accademia Filarmonica Romana - Roma
 
Dopo la chiusura dell’Expò di Bruxelles il Poème Electronique ha cessato di esistere.
Dopo quarantuno anni, è tornato a vivere nella ricostruzione operata – con l’impiego di componenti originali o filologicamente ricostruite - da Valerio Casali, architetto da Laura Bianchini e Michelangelo Lupone per la parte musicale e di spazializzazione, coadiuvati dallo staff artistico-scientifico del CRM.
 
La ricostituzione del “Poème Electronique”, profetico spettacolo multimediale realizzato nel Padiglione Philips all’Esposizione Universale di Bruxelles nel 1958, con musica di Varèse e video dell’architetto Le Corbusier, mai più riproposto dopo la fine dell’Expò è stato un evento eccezionale per il pubblico che ha avuto l’opportunità di rivivere attraverso l’impiego di componenti originali, o filologicamente ricostituite (sequenze video, luci, colori, suoni), le esperienze percettive del primo esempio di “teatro dell’ascolto” della Storia della Musica, realizzato con tecnologie elettroniche. 
Lo spettacolo è stato introdotto da un ospite che riveste un ruolo speciale: Sylvano Bussotti nel ruolo di Varèse. Un adattamento teatrale che Guido Barbieri e Sandro Cappelletto hanno composto a partire dall’ intervista che la scrittrice Nin fece a Varèse.
 
 
Note di programma
 
La cultura del dopoguerra, in particolare l’area di pensiero guidata dalla ricerca, riconosce in Varèse (1883 – 1965) alcuni degli indirizzi estetici e teorici più gravidi di conseguenze per il linguaggio musicale e l’impegno sociale dell’artista contemporaneo. 
L’idea di ricostruire il Poème Electronique con le immagini, le luci, i colori, i suoni e le componenti originali utilizzate nel Padiglione Philips in occasione dell’Esposizione Universale di Bruxelles del 1958, nasce dalla collaborazione tra l’architetto e musicista Valerio Casali, studioso dell’opera di Le Corbusier, e il CRM. 
Il pubblico sarà libero di muoversi e “immergersi” nello spazio, in particolare potrà seguire gli spostamenti, le traiettorie delle masse sonore in movimento, (concetto portante del pensiero varesiano), e rivivere un’esperienza percettiva “complessa” che rappresenta il primo esempio nella storia della musica di “teatro dell’ascolto” realizzato con tecnologie elettroniche, in cui lo spazio concorre, al pari di altri parametri, alla composizione dell’opera. 
Un’intervista immaginaria a Varèse con la scrittrice Anaïs Nin, elaborata da Guido Barbieri e Sandro Cappelletto, ripercorre le tappe più importanti dell’opera dell’autore. Ad interpretarla è la versatile attrice - performer - cantante Antonella Voce e Sylvano Bussotti, un interprete di eccezione oltre che per il suo originale lavoro di ricerca nel linguaggio musicale anche per le sue grandi doti teatrali.
La flautista - compositrice Silvia Lanzalone presenterà una particolare esecuzione di Density 21.5, lavoro intenso ed estenuante per l’interprete che si confronta con un‘intenzione compositiva che cerca dal materiale le indicazioni fondamentali per la costruzione della forma. 
Il pensiero di Varèse si propone estremamente innovativo poiché pone l’accento sull’importanza dell’organizzazione (nel tempo e nello spazio) del suono, inteso come fenomeno complesso: ogni suono, compreso il rumore della sirena; un approccio compositivo che allontana la supremazia delle altezze per privilegiare quella del timbro. 
 
Laura Bianchini
 
 
Quando Louis Kalff si reca da Le Corbusier per chiedergli di progettare un padiglione per la Philips, il Maestro risponde: “Non vi farò un padiglione, vi farò un Poème Electronique e la bottiglia che lo conterrà”.
Nasce così il primo spettacolo multimediale elettronico della storia, i “giuochi elettronici, capaci di emozionare gli uomini e le donne, capaci di rivolgersi al cuore di un uomo o di una donna, come anche a mille o diecimila, o centomila spettatori e uditori”.
Presentato all’Esposizione Universale di Bruxelles nel 1958, all’interno di un padiglione dall’architettura rivoluzionaria, aderente allo spettacolo come un vestito, “il Poème Electronique si propone di mostrare in mezzo a un tumulto angosciante la nostra civiltà partita alla conquista dei tempi moderni”. Un grande affresco che in otto minuti sintetizza il lungo cammino dell’umanità, per concludersi in un’apoteosi ottimistica aperta verso un mondo di gioia e di armonia a venire.
Luce, colore, immagine, ritmo messi in sintesi tra loro e con la musica scritta da Edgar Varèse, “un giovane di settant’anni” che Le Corbusier volle assolutamente per “scatenare il torrente musicale”.
Il Poème è diviso in sette sequenze successive che, pur senza evidenziarsi nel corso dello spettacolo, ne organizzano il messaggio e la concezione: Genesi (da 0 a 60”), Di materia e di spirito (da 61” a 120”), Dall’oscurità all’alba (da 121” a 204”), Divinità fatte di uomini (da 205” a 240”), Così formano gli anni ( da 241” a 300”). Armonia (da 301” a 360”) E per donare a tutti (da 361” a 480”).
Nell’ultima sequenza l’ottimismo, la fede nel domani, nelle possibilità dell’uomo e della civiltà contemporanea trovano la loro apoteosi. Le Corbusier stesso si fa profeta e messia di questa speranza materializzata in immagini che rappresentano la sua opera: l’architettura, l’urbanismo, l’occupazione naturale del territorio sono i mezzi attraverso i quali l’umanità raggiungerà il benessere.
Le grandi architetture lecorbusiane invadono gli schermi mentre la voce del Maestro recita:
 
“ATTENZIONE  ATTENZIONE :
Tutto si compirà all’improvviso: una civiltà nuova un mondo nuovo.
ASCOLTATE:
E’ urgente ristabilire le condizioni di natura: nel tuo corpo e nel tuo spirito: sole, spazio, verde. Costruiamo le strade del mondo per rendere la terra accessibile produttiva e materna. Universo matematico senza confini confini umani senza limiti…”
 
Poi immagini di bambini vengono a portare la speranza di un futuro che sta nascendo e la Mano Aperta, il grande simbolo lecorbusiano di pace, appare mentre la voce recita ancora: “Riconosci questa mano aperta, la mano aperta innalza come segno di conciliazione aperta per ricevere aperta per  donare”.
 
Valerio Casali