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Roma, 25 maggio – 6 giugno 2006
Installazione sonora d’arte adattiva di Michelangelo Lupone e Licia Galizia

Studio I sui volumi adattivi

 

Goethe-Institut Rom, Foyer

L’opera "Studio II su Volumi adattivi ", rappresenta la prima sperimentazione destinate alla realizzazione del progetto più ampio dal titolo Volumi adattivi.

Il progetto, nasce dall’incontro tra la scultrice Licia Galizia e il compositore Michelangelo Lupone, e si pone l’obiettivo di produrre una serie di opere che esplorano con modalità diverse, i modi espressivi del procedimento adattivo attraverso specifiche applicazioni sui materiali, sulla forma e sulla musica.
Le opere si presentano come strutture componibili e possono essere diversamente assemblate in base allo spazio espositivo, acustico e operativo per il pubblico.
La scelta di produrre opere combinabili tra loro permette di concepire ogni opera come modulo parziale, autonomo ma in relazione agli altri, univoco espressivamente e formalmente ma integrato agli altri per dimensioni e caratteristiche tecniche.

In questo primo Studio sono state evidenziate le caratteristiche dei due materiali principali: l’alluminio e il rame. Le loro caratteristiche sonore, la geometria e la disposizione su due grandi pannelli, partecipano alla costruzione di un’opera che si sviluppa in modo integrato nello spazio (elementi plastici) e nel tempo (elementi musicali).
L’opera è composta di un pannello a muro, di metri 3 x 4.50, costruito a moduli di 9 pezzi da un metro x 1,5. Il pannello simula un muro ed ha alla base una pedana lievemente inclinata, sempre modulare, delle stesse dimensioni. Il materiale di entrambi è il legno.
Sulla struttura lignea Licia Galizia ha eseguito dei “tagli”, utilizzando lastre di diverse dimensioni, che si inseriscono a differente profondità nel legno. Il metallo prescelto è stato l’alluminio aeronautico, in virtù della sua resistenza e duttilità. Per qualche inserto, è stato preferito il rame.
Alcune lastre mobili, degli stessi metalli, si incastrano negli elementi aggettanti o nei tagli. Queste parti mobili sono verniciate ed incise con segni coerenti con il linguaggio progettuale dell’artista ed in razionale rapporto con la struttura nel suo complesso.

Il pubblico, spostando gli elementi mobili, determina di volta in volta un mutamento nella configurazione della struttura, cui fa riscontro, nel rapporto con la musica, una continua variazione del suono e dei ritmi.

Il termine “adattivo” sta ad indicare che l'azione del fruitore sull'opera ne muta le forme interne (rotoli) di conseguenza la musica da queste prodotte si trasforma e “l'impronta” prodotta dal fruitore determinerà un'evoluzione della forma nel tempo, da questa dipendente.
La diffusione del suono avviene tramite la vibrazione delle superfici lignee e delle lastre metalliche.
“Studio I su Volumi adattivi” è stata presentata al pubblico in prima assoluta in occasione di ArteScienza 2006.

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icon Presentazione critica di Franco Speroni