CHIESA DI SAN DOMENICO | RIETI
9 e 10 ottobre 2026
RASSEGNA DI MUSICA SACRA
ALEA E RIGORE
in collaborazione con Sabina Elettroacustica
sabato 10 ottobre ore 18.30
INTRODUZIONE ALL’ASCOLTO
ore 19.00
CONCERTO
ALEA
opere di Angelo Bruzzese, Bruno Maderna, Danilo Santilli, Kaija Saariaho, Giacinto Scelsi
Valentina Piovano soprano, Gianni Trovalusci e Gabriele Pirrotta flauti, Marco Pennese chitarra, Gabriele Boccio violoncello, Angelo Bruzzese organo, Danilo Santilli live electronics, Federico Scalas regia del suono
Alea e Rigore è una rassegna di musica contemporanea, che mette in relazione due modalità apparentemente opposte di concepire il processo creativo: da una parte il rigore della costruzione, della forma e dell’organizzazione del suono; dall’altra l’apertura all’indeterminazione, all’improvvisazione e all’elemento aleatorio. La rassegna si sviluppa attraverso due concerti nella Chiesa di San Domenico valorizzando le caratteristiche sonore e spaziali dell’Organo Pontificio Dom Bedos-Roubo Benedetto XVI e mettendole in dialogo con strumenti acustici, voce ed elettronica. Il programma attraversa così differenti modalità di esplorazione del timbro, della materia sonora e dello spazio, mostrando come la ricerca contemporanea possa confrontarsi con la tradizione e trasformarla. Alea e Rigore diventa quindi un itinerario tra controllo e imprevedibilità, struttura e libertà, nel quale l’ascolto è chiamato a cogliere le diverse forme con cui il suono può essere organizzato, trasformato e messo in relazione.
Si ringrazia per l’autorizzazione all’evento concertistico realizzato la Direzione Centrale degli Affari dei Culti e l’Amministrazione del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, proprietaria della Chiesa di San Domenico a Rieti.
Si ringrazia il Comitato San Domenico Dom Bedos-OdV per l’uso dell’Organo Pontificio Dom Bedos-Roubo Benedetto XVI.
sabato 10 ottobre ore 18.30
INTRODUZIONE ALL’ASCOLTO
ore 19.00
CONCERTO
ALEA
opere di Angelo Bruzzese, Bruno Maderna, Danilo Santilli, Kaija Saariaho, Giacinto Scelsi
Valentina Piovano soprano, Gianni Trovalusci e Gabriele Pirrotta flauti, Marco Pennese chitarra, Gabriele Boccio violoncello, Angelo Bruzzese organo, Danilo Santilli live electronics, Federico Scalas regia del suono
Il concerto Alea propone un percorso attraverso opere in cui il suono si apre alla trasformazione, all’interazione e all’imprevedibilità. In Petals, il violoncello e l’elettronica attraversano una continua metamorfosi tra suono e rumore, mentre Mantram, nella versione per flauto basso, sviluppa un canto circolare fondato su pochi intervalli, trasformati attraverso variazioni dinamiche e microtonali. La casa dei suoni trasforma il paesaggio sonoro di una casa sulle scogliere di Galway in materia musicale, attraverso il dialogo tra violoncello ed elettronica. In Serenata per un satellite, scrittura aleatoria, libertà nella scelta dell’organico e moltiplicazione elettronica dei suoni costruiscono una forma aperta e mobile.
Angelo Bruzzese
Meine Seele
per soprano, flauto, organo (2026)* [2]
Kaija Saariaho (1952-2023)
Petals
per violoncello e live electronics (1988)
Giacinto Scelsi (1905-1988)
Mantram
canto anonimo per strumento basso (1987)
versione per flauto basso di Gianni Trovalusci [1]
Danilo Santilli (1961)
La casa dei suoni
per violoncello e live electronics (2012)
Bruno Maderna (1920-1973)
Serenata per un satellite
versione per flauto, chitarra, violoncello e live electronics (1969) [1]
Valentina Piovano soprano
Gianni Trovalusci [1] e Gabriele Pirrotta [2] flauti
Marco Pennese chitarra
Gabriele Boccio violoncello
Angelo Bruzzese organo
Danilo Santilli live electronics
Federico Scalas regia del suono
in collaborazione con Sabina Elettroacustica
*nuova produzione per il Festival ArteScienza 2026
Note ai brani
Angelo Bruzzese, Meine Seele, per soprano, flauto, organo (2026)
Il brano nasce come omaggio a J. S. Bach. Dalla melodia del corale “Meine Seele erhebt den Herren”, che è la versione luterana del Magnificat, e da un frammento organistico della versione bachiana dell’ omonimo preludio corale, contenuto nella raccolta dei Sei corali “Schubler”, viene generato tutto il materiale compositivo, che viene sviluppato mediante addensamenti melodici e armonici, variazioni ritmiche e artifici contrappuntistici; la melodia, affidata al soprano, è volutamente semplice e lineare, per enfatizzare ulteriormente l’intreccio contrappuntistico del flauto e dell’organo.
Kaija Saariaho PETALS 1988 per violoncello solo ed elettronica dal vivo
Petals è stato scritto per il violoncellista Anssi Karttunen e prevede un'elettronica facoltativa, riverbero e harmonizer, qui impiegata. Ma il lavoro decisivo resta quello dell'arco: la sua pressione varia di continuo, muovendo il suono dall’armonico puro al rumore, e viceversa. Riprendendo le parole di Saariaho: “Petals per violoncello solo è stato composto in modo improvviso nel giro di pochi giorni, ma evidentemente dopo una lunga preparazione inconscia. Il materiale deriva direttamente da Nymphéa per quartetto d'archi ed elettronica e il titolo del brano deriva proprio da
questa relazione. Gli elementi opposti qui presenti sono fragili passaggi coloristici che danno origine a eventi più energici, dal chiaro carattere ritmico e melodico. Queste figure musicali più nitidamente definite subiscono diverse trasformazioni, per poi fondersi nuovamente in una filigrana meno dinamica ma non per questo meno intensa. Nel riunire queste modalità espressive così opposte, ho cercato di spingere l'interprete ad ampliare i propri orizzonti sensoriali”. Questi ultimi sono, per chi suona, legati alla pratica di ascolto di ciò che strumento ed elettronica producono in tempo reale.
Giacinto Scelsi (1905-1988), Mantram, canto anonimo per strumento basso (1987) - versione per flauto basso di Gianni Trovalusci
Mantram è stato composto nel 1987 con e per il grande contrabbassista Stefano Scodanibbio. Ho ascoltato il brano per la prima volta al festival Biennale di Zagabria nel 2005, proprio nell’interpretazione, commovente, di Scodanibbio, trovandolo assolutamente adatto alla sonorità avvolgente e spirituale del flauto basso; ho così richiesto e ottenuto il permesso dalla Fondazione Isabella Scelsi per l’esecuzione del brano su questo strumento. Mantram è un brano/canto di ispirazione indiana: in quella tradizione, infatti, il Mantra è un pensiero - un principio spirituale - un respiro - che si compie e compie al tempo stesso colui che lo interpreta. L’opera si struttura intorno a pochi intervalli ripetuti, con trasformazioni cicliche e variazioni dinamiche e microtonali che prendono la forma di un canto ininterrotto e circolare. Come sempre in Scelsi, il nome del brano è totalmente coerente con la sua struttura e funzione profonda.
Danilo Santilli (1961), La casa dei suoni, per violoncello e live electronics (2012)
In stile improvvisativo per lo strumento solista, è un'esplorazione cameristica che trasforma idealmente una piccola casa aggrappata alle scogliere irlandesi di Galway, in uno specchio acustico del paesaggio sonoro circostante. Ma non solo, la casa filtra, accumula, armonizza gli eventi. Il violoncello solista risuona e dialoga con le trasformazioni sonore della natura. Il brano è un continuum che comprende quattro macroaree
1. Sferza del vento. L'opera si apre con il violoncello in una tessitura aspra e percussiva, che imita il legno che geme e le vetrate che vibrano sotto l'urto del vento in burrasca.
2. I Canti Segreti. Quando la tempesta si placa i suoni si attenuano e si trasformano in residui timbrici e melodici.
3. Ostinato Resiliente. Il bordone statico in Re del violoncello e delle tracce elettroniche simboleggia l'immutabile presenza della scogliera e la solida struttura della casa.
4. Il Respiro dell'Oceano. Tutti i suoni accumulati nella casa sulla scogliera vengono infine armonizzati in un unico grande respiro sonoro.
Bruno Maderna (1920-1973), Serenata per un satellite, versione per flauto, chitarra e live electronics (1969)
Maderna dedica la sua Serenata per un satellite, composta nel 1969, all’ingegnere e fisico torinese Umberto Montalenti, all’epoca direttore dell’European Space Operation Center con sede a Darmstadt. L’uno ottobre, la stessa notte in cui, sotto la direzione del Montalenti, viene messo in orbita il satellite ESTRO I B “Boreas”, dall’isola di Vandemberg, nell’oceano Pacifico, per lo studio dei fenomeni strettamente connessi alle aurore boreali, l’autore stesso dirige la prima della sua composizione celebrando l’avvenimento, con gli esecutori: Sweekhorst (flauto), Faber (oboe), Busse (arpa), Rossmann (marimba) e Gawriloff (violino). In questa esecuzione, inoltre, non viene utilizzato il titolo con il quale oggi il pezzo è conosciuto, dato che, nell’iniziale stesura, il brano viene intitolato Serenata per un missile. Il musicologo Massimo Mila rileva che l’artista viene enormemente attratto da queste operazioni futuristiche e “stregonesche”, tanto da tentare di riprodurle in musica, sia da un punto di vista sonoro e formale, che grafico. Come altre partiture novecentesche di musica aleatoria, la Serenata è composta da un unico foglio, sul quale i pentagrammi sono disegnati anche diagonalmente, magneticamente attratti o respinti, disposti per tutto l’arco della pagina, dove le note, unendosi e scontrandosi, danno vita a disegni astratti. L’organico di Serenata per un satellite è anche aleatorio e si può scegliere all’interno di un insieme limitato di strumenti fra cui vi sono flauto e chitarra, gli strumenti acustici utilizzati in questa versione. L’elettronica dal vivo utilizza segmenti registrati dai due strumenti moltiplicandone la presenza, ma senza aggiungere alcun diverso colore strumentale.