CONSERVATORIO DI MUSICA “L. CANEPA” | SASSARI
SALA PIETRO SASSU
martedì 3 novembre ore 14.00 – 18.00
mercoledì 4 novembre 11.00 – 13.00
MASTERCLASS
SOUND IN MOTION: From the Real World to Musical Fiction
di Natasha Barrett (NO/UK)
ore 21.00
CONCERTO
SOUND IN MOTION
opere elettroacustiche con diffusione multicanale di Natasha Barrett (NO/UK)
martedì 3 novembre ore 14.00 – 18.00
mercoledì 4 novembre 11.00 – 13.00
MASTERCLASS
SOUND IN MOTION: From the Real World to Musical Fiction
La masterclass esplora come suono, spazio e movimento possano diventare materiale compositivo. Si analizzeranno le caratteristiche distintive dei suoni reali e saranno usate come modelli per la sintesi e la struttura musicale; saranno indagate le impronte acustiche degli ambienti esterni, considerando lo spazio come un vero e proprio corpo sonoro; si studieranno i movimenti non udibili, trasformati in suono attraverso traiettorie ed energie; infine, si affronterà la spazializzazione come strumento per costruire significato musicale e comunicare le idee compositive al pubblico. Saranno affrontati anche gli aspetti tecnici e pratici dei diversi processi.
1. Il suono come materia
Individuare le caratteristiche distintive presenti nei suoni del mondo reale e utilizzarle come modelli per la sintesi sonora e per i processi compositivi.
2. Lo spazio come strumento
Esplorare le impronte acustiche degli ambienti esterni e considerare lo spazio stesso come un corpo all’interno della composizione.
3. Dal movimento al suono
Catturare movimenti che non sono intrinsecamente udibili e tradurne in suono il comportamento, le traiettorie e le energie.
4. Il suono nello spazio
Utilizzare il movimento spaziale e la spazializzazione per dare forma al significato musicale e comunicare idee compositive al pubblico.
ore 21.00
CONCERTO
SOUND IN MOTION
opere elettroacustiche con diffusione multicanale di Natasha Barrett (NO/UK)
Il concerto Sound in Motion presenta quattro opere elettroacustiche in cui il movimento è la forza motrice della musica. Il movimento si rivela in molteplici forme: i gesti involontari del corpo umano, la risonanza e l'immobilità dello spazio, l'esperienza fisica ed emotiva del tatto che traccia la consapevolezza spaziale del corpo attraverso l'affetto, l'isolamento e il contatto, e i paesaggi mutevoli plasmati dall'attività umana. Attraverso un suono spaziale in continua evoluzione, la musica respira, fluttua, si espande e si trasforma intorno al pubblico, invitando gli ascoltatori in un ricco mondo sonoro tridimensionale dove il movimento nel suono diventa un'esperienza fisica.
Le opere del concerto esplorano diverse forme di relazione tra corpo, ambiente, percezione e spazio sonoro. Touch (2025) affronta il tema del contatto umano nelle sue molteplici dimensioni: il tocco come affetto fisico, esperienza sensoriale e possibilità di guarigione, ma anche come desiderio, assenza, isolamento e rifiuto. Il lavoro attraversa il contatto atteso e quello proibito, il rapporto con l’ignoto e con la natura. Articolato in tre sezioni - Sensory-seekers, Forbidden Touch e Contact - si sviluppa quasi senza soluzione di continuità, lasciando emergere l’ambiguità come elemento capace di orientare e disorientare l’ascolto. The Swifts of Pesaro (2024) nasce dalle registrazioni effettuate durante le notti estive di Pesaro. L’elaborazione di questi materiali ha dato origine a paesaggi sonori immersivi e contemplativi, lontani dall’intensità del lavoro compositivo dell’autrice in quel periodo. Il suono diventa così uno spazio di calma e risonanza, una forma di meditazione sul mondo e sulle devastazioni che lo attraversavano alla fine del 2023. Involuntary Expression (2017) indaga la possibilità che il comportamento spaziale e dinamico del suono possa evocare la presenza di un essere vivente. Movimenti minimi e involontari, catturati attraverso un sistema tridimensionale di motion capture da folle, un violoncellista e un batterista, vengono trasformati in dati sonori. Gesti normalmente impercettibili vengono così amplificati e proiettati nello spazio, trasformando il movimento del corpo in materia sonora. Toxic Colour (2024) riflette invece sull’impatto dell’attività umana sul paesaggio naturale: estrazione mineraria, industria, costruzione e trasformazione degli ambienti. Partendo da registrazioni effettuate con un microfono ambisonico tridimensionale, il lavoro utilizza tecniche di analisi, trasformazione e risintesi spaziale per tradurre in suono la tensione tra la bellezza delle immagini del paesaggio e la realtà della sua alterazione.
Natasha Barrett
Touch (2025)
The Swifts of Pesaro (2024)
Involuntary Expression (2017)
Toxic Colour (2024)
Note ai brani
Touch (2025) – 14:35
Touch era originariamente intitolato Tails of Touch, con riferimento alla parte finale di qualcosa, oppure a uno scorcio di qualcosa mentre scompare. In inglese, la parola tails è omofona di tales. Qui la parola pronunciata è ambigua e può suggerire entrambi i significati, con tales inteso come “racconti”. Sia tails sia tales sono appropriati rispetto ai mondi sonori che la composizione rivela. Mi piace l’ambiguità. Può suscitare una riflessione, condurti lungo un determinato percorso d’ascolto, per poi farti rendere conto di essere arrivato in un luogo completamente diverso. Touch è incentrato sull’essere umano, sia per quanto riguarda il tema sia per quanto riguarda lo spazio. Esplora il contatto come affetto fisico, come forma di guarigione e come esperienza sensoriale. Vi è il desiderio del contatto umano e, al tempo stesso, la sua assenza come fonte di isolamento e rifiuto. C’è l’abbraccio atteso e la sensazione che esso produce nel corpo. C’è il contatto con l’ignoto, il contatto proibito e il contatto con la natura. Touch è articolato in tre sezioni che si susseguono in modo quasi continuo: Sensory-seekers, Forbidden Touch, Contact.
Touch è stato commissionato dal MIXTUR Festival 2025.
The Swifts of Pesaro (2024) – 6:07
Nel novembre 2023, mentre preparavo la prima esecuzione di un grande lavoro orchestrale con elettronica dal vivo, ebbi alcuni giorni di pausa dall’intensità delle esecuzioni, dalle persone e dalle sale da concerto. Per rilassarmi, tornai ad alcuni dei field recording che avevo realizzato durante le calde notti trascorse a Pesaro, in Italia, nell’estate di quello stesso anno. La sperimentazione condotta su queste registrazioni diede origine a paesaggi sonori ambient e immersivi, molto diversi dai materiali compositivi ad alta intensità sui quali stavo lavorando in quel periodo. Il lavoro divenne anche una meditazione nel contesto della distruzione che, alla fine del 2023, stava sconvolgendo diverse parti del mondo. Piuttosto che sul movimento dinamico, il lavoro si concentra sulla risonanza e sulla calma dello spazio.
Involuntary Expression (2017) – 17:00
Involuntary Expression fa parte di una serie di lavori che indagano se il comportamento spaziale e dinamico del suono possa evocare la sensazione di un’entità vivente. Possiamo percepire la musica attraverso il comportamento del suono nello spazio? Inizialmente ho acquisito micromovimenti provenienti da tre fonti di movimento: gruppi di persone che cercavano di rimanere collettivamente immobili, un violoncellista e un batterista, utilizzando un sistema di motion capture 3D ad alta velocità e ad alta risoluzione spaziale. Piuttosto che registrare i suoni prodotti da queste persone, ero interessata i loro movimenti fisici, che di per sé non producono alcun suono. Molte delle registrazioni hanno catturato micromovimenti involontari di cui spesso non siamo consapevoli. Ho quindi utilizzato i dati ricavati da queste registrazioni per creare e controllare il suono, amplificando il gesto fino a farlo estendere nell'intero spazio. Il lavoro è stato commissionato con il sostegno del Norwegian Cultural Council, in collaborazione con il Department of Musicology dell’University of Oslo, che ha messo a disposizione le strutture per il motion capture.
Toxic Colour (2024) – 15:20
Estrazione mineraria. Costruzione. Industria. Bonifica o insabbiamento? La prima mostra all’aperto dedicata alla fotografia aerea dell’impatto dell’umanità sui paesaggi naturali è stata The Earth from the Air, del fotografo francese Yann Arthus-Bertrand, presentata a Parigi nel 2000. Il paradosso tra queste immagini affascinanti e i paesaggi spesso devastati e modificati dall’intervento umano che esse rappresentano è diventato il tema di numerosi progetti di arte fotografica. Nonostante sia continuamente attratta da immagini di tale bellezza, sento che il loro messaggio si sta perdendo nel nostro mondo sovraccarico di immagini digitali. Ho pensato che fosse arrivato il momento di esprimere questa riflessione attraverso il suono. Le sorgenti sonore sono state registrate utilizzando un microfono ambisonico 3D EM64, dopodiché ho sviluppato tecniche personali di analisi spaziale 3D, trasformazione e risintesi. Toxic Colour è stato commissionato da EAU con il sostegno di Arts and Culture Norway.